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Valore d’impresa: cosa guarda chi investe o finanzia una PMI

Due imprese con lo stesso fatturato possono avere un valore molto diverso e presentare profili altrettanto diversi agli occhi di una banca o di un investitore. Redditività, capacità di generare cassa, indebitamento, prospettive di crescita, concentrazione dei clienti, qualità del management e organizzazione contribuiscono alla lettura complessiva dell’azienda. Chi investe nel capitale cerca un equilibrio tra rendimento atteso e rischio; chi concede un finanziamento valuta soprattutto la capacità dell’impresa di sostenere il debito nel tempo. Entrambi hanno però bisogno di comprendere quanto siano solidi, sostenibili e prevedibili i risultati che l’azienda presenta.

Giovanni Casartelli





Ne scrive , Dottore Commercialista e Revisore Legale · ACB Valutazioni

Fatturato e utile raccontano soltanto una parte della storia

Il fatturato misura la dimensione dell’attività, mentre il valore dell’impresa dipende da un insieme molto più ampio di fattori.

Due aziende che realizzano entrambe 20 milioni di euro di ricavi possono presentare caratteristiche profondamente diverse: una può avere margini stabili, buona capacità di generare cassa, clienti diversificati e prospettive di crescita sostenibili; l’altra può raggiungere lo stesso volume di vendite con margini in progressiva riduzione, forte dipendenza da pochi clienti e un fabbisogno finanziario crescente.

Anche il risultato economico richiede quindi di essere interpretato. Chi valuta un’impresa cerca di capire quale parte della redditività sia ricorrente e sostenibile e quale derivi invece da condizioni eccezionali, vantaggi temporanei o eventi difficilmente ripetibili.

La stessa attenzione riguarda la capacità di trasformare i risultati economici in flussi di cassa.

La crescita può richiedere maggiori scorte, crediti più elevati verso i clienti, nuovi impianti, assunzioni, investimenti commerciali o sviluppo di nuovi prodotti. Un’impresa può quindi aumentare ricavi e utili e, contemporaneamente, assorbire quantità crescenti di capitale per finanziare il proprio sviluppo.

Per questo, nella valutazione d’azienda, redditività, flussi di cassa, rischio e prospettive di crescita rappresentano elementi centrali. Gli standard internazionali di valutazione richiamano l’esigenza di considerare sia le informazioni storiche sia quelle prospettiche, insieme alla struttura finanziaria, ai rischi dell’attività e alle possibilità di sviluppo.

Il punto determinante riguarda quindi la qualità dei risultati: quanto sono sostenibili nel tempo, quanta cassa riescono a generare, quanto capitale richiedono e quali rischi possono comprometterne la continuità.

Investitore e finanziatore osservano l’impresa da prospettive diverse

Un investitore che entra nel capitale partecipa ai risultati futuri dell’azienda. Vuole comprendere quale crescita possa realisticamente produrre l’impresa, quali risorse saranno necessarie per sostenerla, quali rischi potrebbero ridurre i risultati attesi e come potrebbe evolvere nel tempo il valore della propria partecipazione.

Per questo osserva il mercato nel quale l’impresa opera, il posizionamento competitivo, la qualità del modello di business, la capacità di svilupparsi, la struttura dei clienti, le competenze distintive e la solidità del management.

Assumono particolare importanza anche dipendenze e concentrazioni: quanto fatturato deriva dai principali clienti? Le relazioni commerciali più importanti dipendono direttamente dall’imprenditore? Esistono competenze tecniche concentrate in una sola persona? I fornitori strategici sono facilmente sostituibili? I ricavi derivano da rapporti continuativi oppure devono essere ricostruiti ogni anno?

Una forte concentrazione su clienti, persone, fornitori o competenze espone l’impresa maggiormente agli effetti di un singolo evento e aumenta quindi il rischio percepito da chi valuta un possibile investimento.

La banca osserva invece l’azienda da una prospettiva differente. La questione centrale riguarda la capacità di rimborsare il finanziamento alle scadenze previste.

La valutazione del merito creditizio considera quindi la situazione economica e finanziaria dell’impresa, la capacità di generare flussi di cassa adeguati, il livello di indebitamento, gli impegni già assunti e la sostenibilità del debito.

Le linee guida dell’European Banking Authority sulla concessione e sul monitoraggio del credito richiamano, tra le informazioni rilevanti per la valutazione delle imprese, cash flow, situazione finanziaria, impegni assunti, modello di business, struttura societaria, business plan e proiezioni finanziarie.

Investitore e finanziatore partono dunque da obiettivi diversi ma finiscono per osservare elementi comuni: capacità di produrre risultati, generazione di cassa, sostenibilità finanziaria, rischi e attendibilità delle prospettive future.

Anche la qualità dell’organizzazione contribuisce a questa lettura. Una governance chiara, responsabilità definite, processi affidabili e informazioni gestionali tempestive aiutano chi guarda l’impresa dall’esterno a comprenderne meglio il funzionamento e a valutare con maggiore consapevolezza i rischi associati.

Il valore si costruisce anche riducendo l’incertezza

Una PMI può presentare buoni risultati economici e risultare difficile da valutare quando le informazioni sono frammentarie, le previsioni finanziarie risultano poco strutturate, i risultati dipendono eccessivamente da una singola persona oppure le dinamiche aziendali sono fortemente intrecciate con quelle personali dell’imprenditore.

Chi investe o finanzia cerca invece di capire con ragionevole affidabilità come funziona l’impresa oggi e quali condizioni possono determinarne i risultati futuri.

Da questa prospettiva, molte attività tipiche della buona gestione assumono anche un rilievo nella capacità dell’azienda di presentarsi all’esterno: disporre di un reporting affidabile; conoscere la marginalità per prodotto, servizio o cliente; costruire previsioni finanziarie credibili; ridurre concentrazioni eccessive; formalizzare responsabilità e processi; rafforzare il management, e rendere leggibili strategie e investimenti.

Sono tutti elementi che aiutano a ridurre l’incertezza e rendono più chiaro il profilo economico, finanziario e organizzativo dell’impresa.

Il valore, naturalmente, rimane il risultato di una valutazione condotta per uno specifico scopo, sulla base delle informazioni disponibili e delle ipotesi considerate. Anche gli standard internazionali riconoscono che una componente di incertezza è intrinseca alla valutazione e che assunzioni ragionevoli possono condurre a risultati differenti.

Per l’imprenditore ne deriva una conseguenza molto concreta: occuparsi del valore soltanto quando si presenta un possibile acquirente, un nuovo socio o la necessità di ottenere nuova finanza significa affrontare il tema quando molte delle caratteristiche dell’impresa sono già determinate.

La costruzione del valore comincia molto prima: nelle decisioni che migliorano la capacità dell’impresa di produrre risultati e generare cassa, riducono le dipendenze critiche, rafforzano organizzazione e management e rendono più comprensibili le prospettive future. È attraverso questo lavoro continuativo che l’impresa si prepara a essere valutata, finanziata o aperta a nuovi capitali nelle condizioni migliori possibili.

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